SANTO NATALE 2010

 

Carissimi, desidero far pervenire, anche a nome del Consiglio dell’Associazione, a tutti coloro che seguono e sostengono le nostre iniziative gli Auguri più cordiali per il            S. Natale e per il nuovo Anno 2011.

Ci sentiamo in queste Feste particolarmente uniti ai cristiani di Terra Santa, ai cristiani di Betlemme dove è nato il nostro Salvatore.

Vogliamo pregare in modo particolare per tutti i cristiani che pur in mezzo a tante difficoltà tengono viva la fiamma della fede e testimoniano la bellezza del Vangelo.

Il Principe della pace porti al modo gioia e serenità e “che tutti gli uomini e le società ad ogni livello ed in ogni angolo della Terra possano presto sperimentare la libertà religiosa, via per la pace! “.   (Benedetto XVI messaggio giornata della pace 1 gennaio 2011)

 

Don Pierantonio


 

 

Messaggio di Natale 2010

 

Messaggio di Natale di S.B. il Patriarca Fouad Twal

 

Saluto cordialmente tutti voi, giornalisti presenti e vi ringrazio per il vostro servizio di informazione e formazione, oltre che di impegno per la verità. Il messaggio del recente Sinodo per il Medio Oriente ha riconosciuto l’importanza del vostro ruolo: Apprezziamo il ruolo dei mezzi di comunicazione scritta e audio-visiva. Ringraziamo voi, giornalisti, per la vostra collaborazione con la Chiesa per la diffusione dei suoi insegnamenti e delle sue attività (Nuntius 4.4).

A voi tutti e a tutti gli abitanti di Israele, Palestina, Giordania e Cipro, auguro un buon Natale ed un Felice Anno Nuovo pieno di sorprese, sia a livello mondiale, sia a livello locale e personale, un anno di pace e di prosperità.

Saluto i Vescovi presenti: Mons. Giacinto - Boulos Marcuzzo, nostro Vicario Patriarcale per Israele, e il nuovo Vescovo ausiliare e Vicario Patriarcale per Gerusalemme e i Territori Palestinesi, Mons. William Shomali, che è stato consacrato lo scorso maggio e ora con nuove energie ci aiuta nella nostra missione. Saluto anche il Rev.do P. David Neuhaus, SJ, nostro Vicario Patriarcale in Israele per la comunità di lingua ebraica e la ringrazio per il suo lavoro importante.

Come l’anno scorso, vorrei fare un breve bilancio degli eventi importanti che hanno segnato quest’anno specialmente nel nostro Medio Oriente. Vorrei sottolineare prima di tutto gli aspetti positivi, senza tuttavia omettere i motivi di sofferenza e di preoccupazione che permangono.

1. Ringraziamo il Santo Padre per aver convocato il Sinodo per il Medio Oriente, tenutosi a Roma dal 10 al 24 ottobre. In quell’occasione abbiamo potuto mettere il dito sulle nostre piaghe e sulle nostre paure, ma allo stesso tempo anche esprimere le nostre attese e le nostre speranze. Il Sinodo ha invitato i cristiani del Medio Oriente a vivere da buoni credenti e da buoni cittadini.

La fede, lungi dall’allontanarci dalla vita pubblica, dovrebbe renderci tutti più coinvolti nell’edificazione delle nostre rispettive società, sia nei paesi arabi che in Israele. Il Sinodo ha anche sottolineato l'importanza del dialogo ecumenico e interreligioso. Speriamo che questo dialogo possa progredire non solamente all’interno di circoli intellettuali, tra gli studiosi e i teologi, ma in tutte le classi delle società, divenendo sempre più un dialogo di vita.

Il Sinodo ha condannato la violenza, il fondamentalismo religioso, l'antisemitismo, l’antigiudaismo, l’anti-cristianesimo e l'islamofobia ed ha invitato le religioni “ad assumersi le loro responsabilità nella promozione del dialogo delle culture e delle civiltà nella nostra regione e nel mondo intero" (Messaggio, 11).

2. Il turismo religioso e i pellegrinaggi in Terra Santa stanno conoscendo cifre record. Nel mese di novembre 2010 tre milioni di persone hanno visitato la Terra Santa. Questo numero potrebbe aumentare fino a raggiungere i 3.400.000 visitatori, cifra mai raggiunta prima d’ora, nemmeno nell’anno giubilare del 2000, che aveva del resto ottenuto risultati considerevoli.

Ciò riflette in modo significativo la dimensione universale di Gerusalemme, di Betlemme, di Nazaret, la buona accoglienza riservata ai pellegrini dal nostro popolo e dalle nostre Chiese e il lavoro di qualità svolto dai Ministeri del Turismo in Israele e in Palestina.

3. Desidero poi sottolineare il miglioramento riguardante le procedure per l’ottenimento del visto per i religiosi, seminaristi e volontari.

4. Lo scorso 7 dicembre sono ripresi i colloqui tra la Santa Sede e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), con l’obiettivo di mettere in pratica l’Accordo di base stipulato nel 2000. Essi riguardano principalmente la libertà religiosa e la legislazione in materia fiscale. Preghiamo per il successo di tali colloqui ed allo stesso modo per quelli che sono già in corso con Israele.

5. Ho avuto il piacere di visitare, lo scorso novembre, diversi paesi dell’America Latina: Cile, Argentina, Honduras e Colombia. Ho avuto modo di incontrare i Vescovi di questi paesi, le massime autorità civili, e soprattutto i nostri fedeli che vivono “in diaspora”. Soltanto in Cile ce ne sono più di 400.000. Si tratta per lo più di emigrati tra il 1900 e il 1950 a causa di problemi dovuti alla povertà e alla condizione di insicurezza. Attualmente sono ben integrati, molti di loro hanno espresso la disponibilità a sostenere i nostri progetti e a venire in pellegrinaggio in Terra Santa.

Tra questi grandi progetti che il Patriarcato Latino sta cercando di realizzare, desidero menzionare il nuovo Ospedale Psichiatrico di Betlemme, che porterà il nome di Benedetto XVI, l’Università di Madaba, che inizierà la sua attività il prossimo ottobre, e il nuovo Sito per pellegrini in Giordania, nei luoghi del Battesimo di Cristo.

6. Recentemente ha causato grande preoccupazione l’incendio che ha devastato intere foreste nelle zone di Haifa. Presentiamo le nostre condoglianze alle famiglie delle vittime ed esprimiamo la nostra ammirazione per il coraggio manifestato da coloro che sono morti compiendo il loro dovere. In questo triste evento abbiamo sperimentato una grande solidarietà internazionale. Il fatto che l’Autorità Palestinese abbia messo a disposizione le squadre di pompieri è stato poi un gesto molto significativo. Può rappresentare l’inizio di una fruttuosa collaborazione che speriamo possa continuare in condizioni favorevoli, quando la pace così desiderata regnerà su questa terra martoriata.

7. A questo riguardo, ci fa soffrire il fallimento dei colloqui di pace diretti tra Israele e l’Autorità Palestinese. Questo fallimento non ci può però lasciare nella disperazione. Continuiamo a credere che in entrambe le parti in conflitto e così pure all’interno della comunità internazionale ci siano uomini di buona volontà, che si prodigheranno per unire le loro energie e il loro impegno per la pace. Noi crediamo che nulla è impossibile a Dio e desideriamo che possa compiersi l’augurio pronunciato dagli angeli nella notte di Natale: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2,14). Desideriamo allo stesso tempo che l’Europa possa giocare un ruolo più importante in questo processo.

8. Siamo rimasti sconvolti e turbati di fronte al massacro condotto a danno dei cristiani di Bagdad nella Chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso. Queste vittime innocenti si aggiungono alle migliaia di vittime del fondamentalismo e della violenza, piaghe che stanno affliggendo l’Iraq. Desidero pertanto riferirmi alle parole pronunciate dal Santo Padre Benedetto XVI in quell’occasione: “Davanti agli efferati episodi di violenza, che continuano a dilaniare le popolazioni del Medio Oriente, vorrei infine rinnovare il mio accorato appello per la pace: essa è dono di Dio, ma è anche il risultato degli sforzi degli uomini di buona volontà, delle istituzioni nazionali e internazionali. Tutti uniscano le loro forze affinché termini ogni violenza!

 

Cari amici, lasciatemi concludere questo messaggio formulando i miei cordiali auguri di una riconciliazione tra i nostri popoli, tra Israeliani e Palestinesi. È tempo di impegnarci insieme per una pace sincera, giusta e definitiva.

Che la gioia del Natale si diffonda nei vostri cuori. Buon natale.

+Fouad Twal, Patriarca Latino

 

 


Mons. Sako, vi serviranno davvero le preghiere dei cristiani europei?

 

 

Louis Sako , 19/11/2010

 

Abbiamo bisogno delle vostre preghiere. Le preghiere possono essere molto efficaci e qui abbiamo bisogno di nutrire la nostra speranza, di alimentarla perché si sta affievolendo. Sono a Suleimania per portare conforto e aiuto concreto a persone che hanno lasciato tutto a causa della loro fede e non sanno la sorte che le attende.

Come può descrivere l’attuale situazione dei cristiani iracheni?

«Pensate alla famiglie dei profughi che sto visitando in queste ore. Sono famiglie scappate dopo che uno di loro è stato ucciso e dopo aver ricevuto a loro volta, sui cellulari o in lettere infilate sotto le porte di casa, delle minacce deliranti, spesso accompagnate da versetti coranici traditi nel loro significato. Le autorità locali dicono loro che prenderanno presto provvedimenti per difenderli, ma il governo è debole, la situazione di Bagdad con più di 5 milioni di abitanti è fuori controllo.
Tutto è settario. La polizia, l’esercito… Nulla dà sicurezza. In questo contesto se ti arriva una lettera con scritto: “Voi cristiani dovete andare via, la vostra religione è una religione straniera. Se non andate via, vi ammazziamo”, l’unica immediata reazione è la fuga. Chi scrive quelle minacce non ha nulla a che vedere con il vero Islam. Sono degli ignoranti della religione musulmana. Le tensioni principali sono a Bagdad, mentre per fortuna a Kirkuk la vita scorre abbastanza tranquilla: si va a scuola e al lavoro. A Mosul gli studenti non vanno all’Università, e sono oltre duemila, perché c’è molta paura dopo l’attacco ai pulmini degli studenti di qualche tempo fa, nei quali una ragazza è rimasta uccisa e 120 studenti sono stati feriti».

Cosa chiedere per voi? In cosa sperate?

La vostra preghiera ci aiuterà. Noi chiediamo che la situazione si stabilizzi, che il governo iracheno si attivi per proteggere i cristiani, ma non solo loro, anche tutti i cittadini che vivono sulla pelle questa situazione di violenza. Che lo Stato vigili sugli insegnamenti che vengono impartiti ai giovani musulmani, che le preghiere del venerdì siano ispirate alla pace, non siano occasioni per incitare alla violenza. Chiediamo che siano davvero rispettati i diritti fondamentali dell’uomo, che siano protette le nostre case, che sia spazzato via l’odio e il rancore, che si scopra la ricchezza della presenza di religioni diverse in un Paese. Chiediamo che sia favorita l’unità nazionale, che si applichi il rispetto di tutti i cittadini, che siano trattati alla pari. Che si riscopra il valore di una storia di convivenza pacifica che in Iraq è durata 14 secoli.

 

Qual è l’ultimo giorno felice per la sua comunità che ricorda?

Ricordo i giorni elettrizzanti e carichi di pace e di speranza dei primi mesi dopo la caduta del regime di Saddam Hussein: erano così tranquilli, c’era tanta libertà per tutti. Si poteva andare a prendere il tè dagli amici senza timori. Tutto in breve è stato stravolto. Ma sono convinto che il male non resiste. Che il bene vincerà con la libertà. Spero che i cristiani siano ancora qui quando questo accadrà, perché la storia della Chiesa caldea è un patrimonio per tutti, per l’Iraq e l’Occidente. Se andasse dispersa sarebbe una grave perdita per tutti. La nostra è una chiesa martire, ma anche molto dinamica.  

 


 

 

 

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