A S. E. Mons. Marun Lahham Arcivescovo di Tunisi, 
i più cari auguri e felicitazioni dagli amici dell’Associazione Terrae Caritatis

ELEVAZIONE DELLA DIOCESI DI TUNIS (TUNISIA) AD ARCIDIOCESI

Il Santo Padre Benedetto XVI ha elevato la sede di Tunis (Tunisia) ad arcidiocesi, 

promuovendo alla dignità di Arcivescovo S.E. Mons. Maroun Lahham, finora Vescovo della medesima diocesi. 

(Dall’ Osservatore Romano 22 Maggio 2010)

20.07.1948

Nasce a Irbed (Giordania)

05.09.1961

Entra al Seminario minore di Beit-Jala

24.06.1972

Ordinazione sacerdotale a Gerusalemme, (Concattedrale) da S.B. il Patriarca J.J. Beltritti
Vicario presso la Parrocchia di Cristo Re, Amman - Misdar, (Parroco: D. Michel Sabbah)
Licenza in Filosofia e Teologia - Pontificia Università del Laterano (Roma)

08.1975

Vicario a Fuheis (Giordania)

21.07.1976

Donum a Dubaï, con S.E. Mgr Gremoli, vicario apostolico d'Arabia

1979

Vicario presso la Parrocchia di Cristo Re, Amman - Misdar, (Parroco: D. Michel Sabbah)

01.07.1981

Parroco di Madaba (Giordania)

1981-1988

Parroco e Direttore delle Scuole cattoliche - Madaba (Giordania)

1986

Inaugura la nuova scuola a Teim - Madaba (Giordania)

10.1988

Studio della Teologia Pastorale a Roma (Pontificio Ateneo Lateranense)

1990

Master in Teologia Pastorale a Roma (Pontificio Ateneo Lateranense)

1992

Direttore generale delle Scuole del Patriarcato Latino di Gerusalemme

1992

Dottorato in Teologia Pastorale e Catechesi - Università Pontificale del Laterano (Roma)

1994

Rettore del Seminario Latino - Beit Jala

2005

Vescovo di Tunisi

 


 

Relazione di Sua Beatitudine il Patriarca di Gerusalemme Mons. Fouad Twal

IDENTITÀ, VOCAZIONE E FUTURO DEI CRISTIANI IN TERRA SANTA  

Sono molto lieto di poter essere qui con voi. Saluto cordialmente tutte le autorità religiose, militari e civili presenti, in modo particolare il Vescovo Diocesano, i Cavalieri del Santo Sepolcro, i parrocchiani e tutti i presenti. È mio desiderio soprattutto condividere con voi alcune riflessioni sull’identità, vocazione e futuro dei cristiani in Terra Santa, lasciando alla fine anche lo spazio per le vostre domande e per discutere insieme su alcune delle questioni aperte.

 

1. I cristiani in Terra Santa

Può sembrare strano e paradossale, ma nella Terra Santa, dove il cristianesimo è nato e si è diffuso, nei luoghi che hanno conosciuto la vita terrena di Gesù e gli eventi principali della nostra salvezza, la presenza cristiana è oggi molto esigua. Basti pensare che i Cristiani rappresentano attualmente appena il 2,4% della popolazione. Si tratta di circa 400.000 persone su un numero complessivo di circa 17 milioni di abitanti, tanti sono gli abitanti di Giordania, Palestina ed Israele, cioè dei territori della Terra Santa. La città di Gerusalemme, che nel 1948, alla fondazione dello stato di Israele, aveva contato la presenza di 29.000 cristiani, cioè circa un quarto della sua popolazione, si trova oggi ad avere appena 10.000 cristiani su una popolazione complessiva di circa 450.000 ebrei e 250.000 musulmani.

Dei circa quattrocentomila cristiani presenti in Terra Santa quasi il 99% è costituito da arabi palestinesi e giordani, che si trovano a condividere le “gioie e i dolori, le fatiche e le speranze” della loro gente. Il restante 1% è costituito da stranieri che sono giunti in Terra Santa per pregare, studiare oppure anche per vivervi, cercando una fede più genuina e una speranza ancorata alle proprie origini.

C’è poi da ricordare la presenza in Israele di circa 300 cristiani cattolici di lingua ebraica. Si tratta di ebrei convertiti alla fede cristiana, oppure di figli di matrimoni misti. Buona parte di questi convertiti proviene dalle file della comunità ebraica originaria della Russia, che conta la presenza in Israele di ben 350.000 persone.

Una caratteristica particolare dei cristiani della Terra Santa è la presenza delle diverse Chiese cristiane (cattolica, ortodossa e protestante) e dei diversi riti (latino, greco cattolico, siriaco, armeno, maronita, etiopico, copto …). A Gerusalemme sono presenti ben 13 Chiese cristiane. 

In nessun altro luogo della terra c’è, come a Gerusalemme, la compresenza di così tante Chiese cristiane. Se questo può da una parte essere motivo di contrasti o di attriti, è d’altra parte anche un grande segno di speranza, di possibilità ecumeniche, perché testimonia la reale possibilità di vivere insieme nello stesso luogo,   accelerando il processo di unità e di comunione fra le chiese cristiane. Nello stesso tempo si apre la possibilità di dialogo anche con le altre religioni, specialmente con gli Ebrei e con i Musulmani con i quali condividiamo l’eredità della Città Santa, Gerusalemme.

Partendo anche solo da queste brevi considerazioni iniziali, possiamo così dire che la Chiesa di Gerusalemme è “la Chiesa del Calvario”, del rifiuto, del “piccolo gregge”, ma nello stesso tempo è anche la Chiesa della Risurrezione, dell’incontro, della possibile comunione, dunque della speranza, soprattutto quando le speranze umane si sbiadiscono. C’è sempre stata una Comunità cristiana in Terra Santa e ci sarà sempre, nonostante tutti i problemi che la contraddistinguono e la accompagnano. Ne siamo certi: perché la nostra speranza non è fondata su certezze umane, ma sulla Parola di Dio. E il Signore ce lo ha promesso: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).  

Per quanto riguarda la loro origine e provenienza, i Cristiani di Terra Santa non sono, come solitamente si è portati a pensare, dei convertiti dall’islam, ma sono in primo luogo i discendenti della Chiesa Madre di Gerusalemme, cioè della prima Chiesa. 

Una significativa presenza cristiana in Terra Santa, è poi costituita dai religiosi e religiose, del posto o provenienti da diversi paesi del mondo, che scelgono di vivere, operare, condividere in questo luogo la vita della gente.

 

2. Come vivono?

I cristiani sono parte essenziale della loro comunità, vivono a contatto con musulmani ed ebrei, cercando di superare le innumerevoli difficoltà causate dal conflitto del Medio Oriente. Tali difficoltà provengono dall’occupazione militare, dalla violenza reciproca, dalle umiliazioni quotidiane, dalle limitazioni di libertà di spostamento, di movimento, di possibilità di studio, di lavoro, di viaggio, di cure mediche. Basti pensare poi al muro di separazione, lungo più di 831 km e alto circa 8 m, che di fatto isola la popolazione palestinese. In queste difficoltà, ansie e paure condivise da tutti, c’è da menzionare anche il timore dello scoppio di nuovi conflitti. Ricordate certamente la guerra di Gaza, scoppiata proprio all’inizio dell’anno scorso: rimangono tuttora incalcolabili, soprattutto tra la popolazione più giovane, le profonde ferite psichiche, relazionali, esistenziali, lasciate dai traumi subiti.

Tutto questo difficile contesto socio-politico non manca di conseguenze dolorose. Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un vero e proprio esodo di cristiani dalla Terra Santa, per motivi sociali, politici e per l’insicurezza esistenziale generale. Sono soprattutto i giovani e gli intellettuali ad abbandonare il paese, in ricerca di un avvenire più sicuro e più umano altrove. Si tratta di una vera e propria emorragia che priva la Chiesa di Gerusalemme dei suoi migliori elementi. A questa preoccupante situazione ha fatto accenno anche il Santo Padre Benedetto XVI nel corso della sua visita pastorale in Terra Santa tenutasi nel maggio 2009:

 

Vorrei qui accennare direttamente alla tragica realtà – che non può mai cessare di essere fonte di preoccupazione per tutti coloro che amano questa città e questa terra – della partenza di così numerosi membri della comunità cristiana negli anni recenti. Benché ragioni comprensibili portino molti, specialmente giovani, ad emigrare, questa decisione reca con se come conseguenza un grande impoverimento culturale e spirituale della città. Desidero oggi ripetere quanto ho detto in altre occasioni: nella Terra Santa c’è posto per tutti![1]

 

Nonostante tutte queste difficoltà, non mancano anche dei segni positivi, che ci inducono a sperare che il Signore continuerà ad accompagnarci anche nel futuro.

Sta aumentando notevolmente, forse anche in seguito alla visita del Santo Padre, l’affluenza dei pellegrini ai Luoghi Santi. Dall’Italia e da varie parti del mondo stanno giungendo molti gruppi, non solo di Cavalieri dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro, nostri benefattori già da lunga data, ma anche da diverse Diocesi, accompagnati dai loro Pastori, nel desiderio di ripercorrere le tappe della vita del nostro Signore Gesù e di fortificare la propria fede. Si tratta di belle esperienze di comunione ecclesiale, perché c’è l’occasione di condividere insieme, come noi oggi, la gratitudine e la preoccupazione per il destino dei cristiani, non solo in Terra Santa, ma anche in Europa. 

Se consideriamo più da vicino il nostro Patriarcato Latino di Gerusalemme, possiamo dire che il suo polmone principale è in Giordania, dove c’è maggiore stabilità politica e ci sono più famiglie cristiane, più consacrati e

[1] Benedetto XVI, Omelia tenuta a Josafat Valley – Gerusalemme il 12 maggio 2009, in Pellegrinaggio del Santo Padre Benedetto XVI in Terra Santa (8-15 maggio 2009), Raccolta completa dei discorsi, Gerusalemme, 2009 (d’ora in poi Op. Cit.), p. 51.

consacrate, più scuole, più seminaristi e più studenti, forse anche perché la Giordania è stata meno toccata dall’emigrazione e perché tanti palestinesi si sono rifugiati da noi.

Confortante è l’incremento delle vocazioni al sacerdozio, cosa che lascia ben sperare per il futuro. Il nostro seminario vescovile di Beit Jala ha avuto negli ultimi anni un tale aumento di vocazioni da essere attualmente senza più spazi disponibili, e questo nonostante molte famiglie cristiane siano emigrate. La maggioranza dei seminaristi proviene dalla Giordania e possiede una formazione ricevuta nelle scuole cattoliche, cosa che ci induce a considerare come nostro compito primario, anche per il futuro, proprio il settore educativo e di formazione, nonostante le difficoltà finanziarie.

La Chiesa cattolica gestisce l’Università Cattolica di Betlemme e 104 scuole frequentate da più di 50.000 studenti. 42 scuole, frequentate da circa 20.000 studenti, dipendono direttamente dal nostro Patriarcato. Seguiamo il programma del Governo, ma si insegnano anche il catechismo e l’educazione cristiana. Teniamo molto a queste scuole, nonostante il peso finanziario ed il deficit accumulato, perché oltre ad essere la fucina delle nostre vocazioni sacerdotali e religiose, in esse si vive concretamente il dialogo di vita quotidiana con gli ortodossi e i musulmani. Così, nel maggio scorso, è stata benedetta dal Santo Padre la prima pietra di un’altra futura università, quella di Madaba, in Giordania, che speriamo possa presto entrare in funzione.

 

3. Identità, vocazione e futuro dei cristiani di Terra Santa.

a) - L’identità dei cristiani di Terra Santa è costituita innanzitutto dal fatto stesso di trovare la propria origine negli eventi della salvezza, che qui hanno avuto luogo. È qui infatti che giunse la “pienezza dei tempi”, che avvenne il mistero dell’Incarnazione, che si svolse la vita terrena del Figlio di Dio, la Sua morte e la Sua Risurrezione. Perché Dio scelse proprio questa Terra?  Dio fa sempre le scelte più inattese. L'ha fatto con la scelta delle persone, ma anche della terra “più umile” ed anche più esposta ad invasioni, guerre e deportazioni. Tutti i popoli mediorientali e mediterranei, fino ai Crociati e all’Impero ottomano hanno invaso e occupato lungo i secoli questa Terra: nel corso della storia, Gerusalemme fu oggetto di distruzione per oltre venti volte, eppure è risorta sempre, così come è risorto il Figlio dell’uomo.

- I cristiani sono così i discendenti dei testimoni diretti della vita e dei gesti di Gesù. Sono i discendenti della prima Chiesa, della Chiesa Madre di Gerusalemme, dei primi cristiani, di coloro che avevano un cuore ed un’anima sola. Sono discendenti ed eredi anche di tutti i cristiani che in questi luoghi, nelle varie epoche storiche, nelle varie vicissitudini e prove della vita, nonostante le invasioni e le distruzioni, vissero la loro fede con perseveranza, lasciando questo tesoro prezioso in eredità ai loro discendenti futuri. Ogni generazione è però chiamata a pronunciarsi e a vivere personalmente la vocazione cristiana, come ci ha incoraggiato il Santo Padre:

 

“Ho a lungo atteso questa opportunità di stare davanti a voi come testimone del Salvatore risorto ed incoraggiarvi a perseverare nella fede, speranza e carità, in fedeltà alle antiche tradizioni e alla singolare storia di testimonianza cristiana che vi ricollega all’età degli Apostoli.  La comunità cattolica di qui è profondamente toccata dalle difficoltà e incertezze che riguardano tutti gli abitanti del Medio Oriente; non dimenticate mai la grande dignità che deriva dalla vostra eredità cristiana, e non mancate mai di percepire l’amorevole solidarietà di tutti i vostri fratelli e sorelle della Chiesa in tutto il mondo. Che il coraggio di Cristo nostro pastore vi ispiri e vi sostenga quotidianamente nei vostri sforzi di dare testimonianza della fede cristiana e di mantenere la presenza della Chiesa nel cambiamento del tessuto sociale di queste antiche terre. La fedeltà alle vostre radici cristiane, la fedeltà alla missione della Chiesa in Terra Santa, vi chiedono un particolare tipo di coraggio: il coraggio di impegnarvi nel dialogo e di lavorare fianco a fianco con gli altri cristiani nel servizio del Vangelo e nella solidarietà con il povero, lo sfollato e le vittime di profonde tragedie umane; il coraggio di costruire nuovi ponti per rendere possibile un fecondo incontro di persone di diverse religioni e culture e così arricchire il tessuto della società. Ciò significa anche dare testimonianza all’amore che ci ispira a sacrificare la nostra vita nel servizio agli altri e così a contrastare modi di pensare che giustificano il “stroncare” vite innocenti”[1].

 

- Così possiamo dire che anche oggi, i cristiani continuano ad essere soprattutto i testimoni viventi della storia della salvezza. Sono presenza e testimonianza di fede messa oggi alla prova nei Luoghi Santi. Sono fieri e perseveranti, malgrado gli oltraggi della storia e degli uomini; delle guerre e dei conflitti senza fine. Ed è proprio così, con una tale presenza, una tale offerta, con la loro preghiera e il loro amore, con la loro presenza viva, che i cristiani impediscono e impediranno che i Luoghi Santi si riducano ad essere solo una memoria storica o dei siti archeologici.

 

b) I cristiani della Terra Santa sono chiamati a lavorare con gli altri, a vivere una dimensione ecumenica, di dialogo. Proprio per questo, le diverse Chiese cristiane sono alla ricerca di una collaborazione sempre più profonda per cercare di superare le barriere dei riti, per dare una risposta cristiana ai problemi che li cingono da ogni parte. Perché, quando le domande sono dell’ordine della persona umana, dei suoi diritti e della sua dignità, della Giustizia e della Pace, non si può avere una risposta cattolica, greca o protestante: c’è una risposta cristiana. Come ha ricordato in proposito Benedetto XVI “la missione della Chiesa è di predicare l’amore universale di Dio e di riunire da lontano e da vicino tutti quelli che sono chiamati da Lui, in modo che, con le loro tradizioni e i loro talenti, formino l’unica famiglia di Dio”[2].

 

c) I cristiani della Terra Santa possiedono una storia, una lingua e una cultura comune con i musulmani, un contesto arabo comune, in cui vivono insieme da molti secoli. Per questo le relazioni tra le due comunità sono in linea generale buone e restano buone anche oggi, nonostante alcuni episodi di fondamentalismo. D’altra parte è generalmente
 

[1] Benedetto XVI, Omelia all’International Stadium di Amman, domenica 10 maggio 2009, in Op. cit., 26-27.

[2] Benedetto XVI, Preghiera del Regina Caeli con gli Ordinari di Terra Santa, Cenacolo di Gerusalemme, 12 maggio 2009, in Op.cit., 47-48.

riconosciuto che la presenza cristiana gioca un ruolo positivo nella società araba, facilitando le relazioni tra le diverse componenti sociali.

 

d) I cristiani di Terra Santa giocano un ruolo di ponte tra l'oriente e l’occidente. E per essere ponte, hanno bisogno di essere ancorati solidamente su entrambi i lati. In effetti, sono ancorati nell’Oriente, che è il loro ambiente storico, culturale, linguistico, letterario, psicologico e politico e sono ancorati anche nell’Occidente per la loro fede, il loro patrimonio spirituale e la loro apertura intellettuale. 

 

e) Dimensione universale e interreligiosa della Chiesa in Terra Santa, il suo essere “lievito”.

Le statistiche parlano di più di 100 nazionalità presenti in Terra Santa. È in questa terra, in questa città che ci sono anche i nostri “registri anagrafici”, là sono registrati i nostri, ma anche i vostri nomi, in quanto cristiani, e quelli di tutti i popoli. Gerusalemme è infatti la Chiesa Madre di tutte le altre chiese. Lo ha ricordato il Santo Padre: “Proprio a causa delle vostre profonde radici in questi luoghi, la vostra antica e forte cultura cristiana, e la vostra perdurante fiducia nelle promesse di Dio, voi Cristiani della Terra Santa siete chiamati a servire non solo come un faro di fede per la chiesa universale, ma anche come lievito di armonia, saggezza ed equilibrio nella vita di una società che tradizionalmente è stata, e continua ad essere, pluralistica, multietnica e multireligiosa”[1].

 

f) I cristiani in Terra Santa “segno del tempo che verrà”.

Il Santo Padre ci ha anche ricordato un’altra dimensione dei cristiani di Terra Santa, e di Gerusalemme, quella di esseresegno del tempo che verrà”:

 

L’esortazione di Paolo di “cercare le cose di lassù” deve continuamente risuonare nei nostri cuori. Le sue parole ci indicano il compimento della visione di fede in quella celeste Gerusalemme dove, in conformità con le

[1] Benedetto XVI, Omelia tenuta a Josafat Valley – Gerusalemme il 12 maggio 2009, in Op.cit., 50.

antiche profezie, Dio asciugherà le lacrime da ogni occhio e preparerà un banchetto di salvezza per tutti i popoli. Questa è la speranza, questa la visione che spinge tutti coloro che amano questa Gerusalemme terrestre, a vederla come una profezia e una promessa di quella universale riconciliazione e pace, che Dio desidera per tutta l’umana famiglia. Purtroppo, sotto le mura di questa stessa città, noi siamo anche portati a considerare quanto lontano sia il nostro mondo dal compimento di quella profezia e promessa. In questa santa città dove la vita ha sconfitto la morte, dove… la speranza continua a combattere la disperazione, la frustrazione e il cinismo, mentre la pace, che è dono e chiamata di Dio, continua ad essere minacciata dall’egoismo, dal conflitto, dalla divisione e dal peso delle passate offese. Per questa ragione, la comunità cristiana in questa città, che ha visto la risurrezione di Cristo e l’effusione dello Spirito deve fare tutto il possibile per conservare la speranza donata dal Vangelo, tenendo in gran conto il pegno della vittoria definitiva di Cristo sul peccato e sulla morte, testimoniando la forza del perdono e manifestando la natura più profonda della Chiesa, quale segno e sacramento di una umanità riconciliata, rinnovata e resa una in Cristo[1]. 

 

g) Il nostro futuro: vocazione ad essere e rimanere “piccolo gregge”.

Come ho ricordato all’inizio, i cristiani in Terra Santa sono pochi. Ma essi sono sempre stati presenti in questi paesi, ci sono ancora e ci saranno sempre, malgrado tutte le difficoltà della storia. È la nostra vocazione. Il nostro avvenire è nelle mani di Dio. Ma ciò non vuole dire che bisogna chiudere gli occhi sui problemi reali che incontrano i cristiani e tutti i popoli della regione. Da qui la responsabilità della comunità internazionale e di ogni cristiano.

 

4. A voi che mi ascoltate

Tante sono le iniziative con cui anche voi potete esprimere solidarietà, vicinanza e aiuto ai cristiani di Terra Santa. Qualche esempio:



[1] Benedetto XVI, Omelia tenuta a Josafat Valley – Gerusalemme il 12 maggio 2009, in Op.cit., 50-51.

La preghiera: Unirsi nella preghiera con i cristiani di Terra Santa, magari con una giornata dedicata alla preghiera per la pace.

Il sostegno nella preghiera è sempre necessario, come ci ha ricordato lo stesso Santo Padre:

“Da credenti siamo convinti che la preghiera sia una vera forza: apre il mondo a Dio. Siamo convinti che Dio ascolti e che possa agire nella storia. Penso che se milioni di persone, di credenti, pregano, è realmente una forza che influisce e può contribuire ad andare avanti con la pace”[1].

Pellegrinaggio, visite alla Terra Santa: Venire in pellegrinaggio in Terra Santa. Nonostante i comprensibili timori delle persone, devo dire che gli Italiani sono i più numerosi a venire a trovarci al Patriarcato di Gerusalemme.

Progetti. Molti sono i progetti già avviati. E anche in questo caso devo sottolineare che tante sono le istituzioni italiane che aiutano la Terra Santa, come ad es. la CEI, la Caritas, i Cavalieri del Santo Sepolcro, la Regione Lombardia, la Fondazione Giovanni Paolo II, tanti gemellaggi tra parrocchie e tante iniziative personali. Tra poco verrà fondata una nuova Associazione chiamata “Amici del Patriarcato Latino di Gerusalemme” e vi raccomando vivamente di collaborare con essa.

 Lavorare nel proprio piccolo ad una maggiore sensibilizzazione nei confronti della situazione dei cristiani in Terra Santa. C’è bisogno di una giusta informazione, che faccia emergere la complessità dei problemi e la necessità di una soluzione comune.

Associaazione Amici del Patriarcato……

 

Conclusione

Ci sono tanti motivi per pregare. La fede resta il fondamento della speranza dei cristiani di Terra Santa. Un giorno, i capi politici, Israeliani e Palestinesi, arriveranno a comprendere, al di là del gioco degli interessi e delle ambizioni politiche, il senso, la natura e la vocazione di questa Terra benedetta, scelta da Dio per unire gli uomini a Dio e tra di loro.

[1] Benedetto XVI, Intervista concessa ai giornalisti durante il volo verso la Terra Santa, 8 maggio 2009, in Op. cit., 7.

Lasciate che vi rinnovi l’invito: la Terra Santa è la terra di tutti, Chiesa Madre per tutti i cristiani, Terra dei cattolici italiani.  E nel Patriarcato Latino di Gerusalemme troverete sempre chi vi attende come fratello, come Vescovo e Patriarca, nella Chiesa Madre di tutte le Chiese. Grazie.

                                        

                                                  + Fouad Twal, Patriarca latino, 18 marzo 2010.

 

 


 

 

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