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Visita a Brescia dell’Abate Libanese Marcel Abi Khali  

Quel legame che parte da lontano tra la Diocesi e il Libano

Nel segno di un’amicizia. Nei giorni scorsi l’abate maronita libanese Marcel Abi-Khalil (nella foto al centro, con don Pierantonio Bodini e don Faustino Pari) è stato a Brescia, ospite dell’associazione Terrae Caritatis che ha sede nella parrocchia cittadina di San Francesco da Paola. L’abate, 86enne, ha incontrato i padrini e le madrine, cioè le famiglie che in questi 20 anni hanno attivato le adozioni a distanza in Libano. In particolare, sabato 16 gennaio, è intervenuto in oratorio per ringraziare le 50 famiglie che permettono, inviando 25 euro al mese, agli studenti più poveri di poter avere una formazione scolastica: “I bambini – racconta il padre abate – sono attaccati ai loro padrini bresciani e tengono uno scambio epistolare. Per noi è importante sapere che qui c’è un appoggio”.

 L’associazione Terrae Caritatis (www.terraecaritatis.org) è nata da un’idea di don Pierantonio Bodini, già direttore della Caritas diocesana e attuale parroco di San Francesco da Paola, che insieme ad altri amici sacerdoti e ad alcuni laici ha riunito le persone sensibili al tema delle minoranze cristiane. In questi anni, infatti, oltre all’adozione a distanza con il Libano sono stati portati avanti tanti progetti in diverse nazioni: Tunisia, Israele, Giordania, Siria, Turchia, Libano e Algeria. Recentemente è stata ristrutturata la cucina della casa di accoglienza della diocesi di Tunisi. Nel suo intervento, l’abate maronita si è soffermato molto sulla difficile situazione dei cristiani in Medio Oriente che si affronta risolvendo (“non con le bombe”) la questione siriana: “La Chiesa in Occidente deve fare attenzione alla presenza cristiana. E Papa Francesco l’ha detto più volte. I cristiani del Medio Oriente sono perseguitati per la loro fede. In Iraq le chiese e i conventi sono stati distrutti. I cristiani spariranno dall’Oriente, ma la fede è venuta dall’Oriente”. 

Sullo sfondo c’è anche la preoccupazione per il futuro del Libano, che oggi accoglie due milioni di profughi (1,5 milioni dalla Siria e 500mila dalla Palestina) su una popolazione di quattro milioni di abitanti. “La Chiesa e lo Stato fanno il possibile per aiutarli, ma abbiamo tante difficoltà. Poi ci sono alcuni problemi materiali: i siriani qui trovano il lavoro, mentre i libanesi restano a casa. A questo si aggiunge il fatto che da 18 mesi non abbiamo un Presidente della Repubblica”. Il Libano rappresenta anche un modello di ecumenismo. “Abbiamo 12 comunità cristiane (6 cattoliche e 6 ortodosse). Andiamo sempre d’accordo e tutti parliamo lo stesso linguaggio: pace, giustizia, dobbiamo testimoniare Cristo e vogliamo vivere con i musulmani. Vediamo il pericolo fuori di noi. Non servono le divisioni interne”.

DI LUIGI ZAMELI